Pubblicato da francescocamin il giugno 19, 2017

L’abete Timmy

Diversi anni fa ho comprato un piccolo abete americano, lo tenevo in un vaso sul balcone, era alto più o meno un metro.

Era bello eh, un bell’abetino, di un verde scuro molto vivo, gli aghi disposti in maniera ordinata, insomma era talmente perfetto che pareva quasi una di quelle piante finte usate per arredare gli studi dei dentisti.

L’ho chiamato Timmy.

Quando abbiamo traslocato abbiamo deciso di trapiantare il piccolo abete in un fazzoletto di terra che c’è sotto casa, vicino ad un acero rosso e un paio di allori.
L’abbiamo quindi tirato fuori dal suo vaso, abbiamo scavato un buco e messo a dimora in piena terra.

Beh, nel giro di una decina di anni ha aumentato le sue dimensioni di almeno sei volte.
Era alto più o meno un metro, ed è diventato di sei/sette metri.

E’ impressionante come si sia trasformato da piccolo e timido nel suo vaso a padrone assoluto.

E allora mi sono chiesto: in quale contesto della mia vita, del mio lavoro, delle mie passioni e delle mie attività, devo assolutamente cambiare vaso?

Mi sono reso conto spesso che il più delle volte è davvero una questione di vaso.

Sono cresciuto, come tutti, con determinati schemi mentali, con determinate credenze installate bene nel cervello. E queste credenze, queste convinzioni ci fanno fare le cose “come andrebbero fatte”, solo perché ci è sempre stato detto così, o peggio ancora perché “tutti fanno così”.

Queste convinzioni sono talmente profonde dentro di noi che le consideriamo la verità, la nostra verità.
E di conseguenza la realtà che vedremo non sarà altro che un prolungamento, una concretizzazione di quello che pensiamo.

Ma se cambiassimo vaso? 

Certo, se mi trapiantassi in piena terra incontrerei dei rischi che nel mio bel vaso concimato e annaffiato tutti i giorni non correrei… ci sarebbero altri alberi molto più grandi di me, prenderei legnate meteorologiche, mi sentirei spaesato all’inizio perché tutto quello spazio mi farebbe paura!
Cioè, un conto è un balcone, un paio di orchidee come vicine e una piantina di basilico come dirimpettaia, un altro conto è andare in piena terra.

Ma dopo tutte queste paure e ansie varie, mi sono chiesto “voglio davvero passare tutta la mia vita in un vaso?” Su un balcone, con le vicine orchidee (che diciamocelo… vabbè non diciamolo) e di fronte una piantina di basilico che l’unica cosa buona che può fare è diventare un pesto alla genovese?

Cioè, bello eh, ma che palle.

Che poi non è che bisogna per forza mettersi direttamente in piena terra, si può anche andare per gradi, da un vaso piccolo passare ad uno un po’ più grande, poi un altro più grande ancora e avanti così…

L’importante credo sia non limitarsi all’ambiente in cui siamo nati o in cui siamo abituati a stare.

Perché se Timmy ha fatto il botto in pochi anni in un fazzoletto di terra vicino ad un acero rosso e un paio di allori, forse cambiare vaso è l’unica cosa buona da fare.