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  • Francesco Camin

È sempre una questione di vaso

Aggiornato il: gen 27

Un giorno un albero mi ha fatto capire quanto sono idiota.

Diversi anni fa ho comprato un piccolo abete americano, lo tenevo in un vaso sul balcone, era alto più o meno un metro.

Era bello eh, di un verde scuro molto vivo, gli aghi disposti in maniera ordinata, insomma era talmente perfetto che pareva quasi una di quelle piante finte usate per arredare gli studi dei dentisti.

L’avevo chiamato Timothy.

Dopo il trasloco decido di trapiantare il piccolo abete in un fazzoletto di terra sotto casa, vicino ad un acero rosso e un paio di allori. L'ho quindi tirato fuori dal suo vaso, poi ho scavato un buco e messo Timothy in piena terra.

Ecco, quello che è successo a quel piccolo abete ha sconvolto la mia visione delle cose. Nel giro di una decina di anni Timothy ha aumentato le sue dimensioni di almeno sei volte. Era alto un metro, e in dieci anni ha raggiunto i sei/sette metri.

E’ impressionante come si sia trasformato.

Da piccolo e timido qual era, nel suo vaso, a padrone assoluto del giardino.

E allora mi sono chiesto: in quale contesto della mia vita, del mio lavoro, delle mie passioni e delle mie attività, devo assolutamente cambiare vaso?

Mi sono reso conto che, nella vita, il più delle volte è davvero solo una questione di vaso.

Sono cresciuto, come tutti, con determinati schemi mentali, con determinate credenze installate bene nel cervello.

E queste credenze, queste convinzioni ci fanno fare le cose “come andrebbero fatte”, solo perché ci è sempre stato detto così, o peggio ancora perché “tutti fanno così”. Non ce ne accorgiamo, ma queste forme pensiero sono il nostro vaso.


Sono convinzioni profonde. Talmente profonde che ne rimaniamo invischiati.


Ma se provassimo a cambiare vaso? 


Certo, se mi trapiantassi in piena terra incontrerei dei rischi che nel mio bel vaso concimato e annaffiato tutti i giorni non correrei.

Ci sarebbero altri alberi molto più grandi di me. Mi sentirei completamente nudo sotto la pioggia battente. Soprattutto sarei spaesato perché tutto quello spazio a disposizione mi farebbe paura! Cioè, un conto è un balcone, un paio di orchidee come vicine e una piantina di basilico come dirimpettaia, un altro conto è andare in piena terra.


Ma dopo tutte queste paure e ansie varie, una domanda è sorta: “Voglio davvero passare tutta la mia vita in un vaso? Su un balcone, con le vicine orchidee e di fronte una piantina di basilico che l’unica cosa buona che può fare è diventare un perfetto pesto alla genovese?"


Cioè, bello eh. Però che palle.


Che poi non è che bisogna per forza mettersi direttamente in piena terra, si può anche andare per gradi. Da un vaso piccolo passare ad uno un po’ più grande. Poi un altro più grande ancora e avanti così.

L’importante credo sia non limitarsi all’ambiente in cui siamo abituati a stare.

Perché se Timothy ha fatto il botto in pochi anni in un fazzoletto di terra vicino ad un acero rosso e un paio di allori, forse cambiare vaso è davvero l’unica cosa buona da fare.